IL CUORE PRIMA DEL METALLO

Scrisse Thomas Stearns Eliot che “aprile è il più crudele dei mesi”. Allora noi, che dei poeti ci fidiamo, abbiamo aspettato maggio per confezionare un numero di Ferro che consiste in un immenso palpito di cuori. Sfogliando queste pagine potrete immergervi in storie umane uniche, che hanno la moto come comune denominatore ma ci portano ben al di là di gomme, carburatori e manubri.

Mi riferisco per esempio al talentuoso romagnolo Otello Buscherini, gran manico degli Anni ʼ70, che Luciano, l’amico di una vita, difende dall’oblio con un’associazione e un museo; penso all’occhio attento di Romano Neri, reporter e testimone privilegiato di un motomondiale più a misura d’uomo, con meno recinti e zero divismi, dove era possibile chiacchierare in amicizia con Mike Hailwood e Nobby Clark (tecnico simbolo di un’era e scomparso pochi mesi fa). Penso all’ennesima ripartenza dell’amico Umberto Borile, geniale progettista, un incassatore alla Rocky Balboa, che si rialza sempre dopo essere stato messo al tappeto. Penso alla colorata storia della Cagiva, una piccola galassia piena di stelle (Auriol, Orioli, Lawson, Kocinski, Agostini) accesa dalla passione di Claudio Castiglioni.

Ma più di tutti penso a lei, Elspeth Beard (foto in basso), e al suo favoloso viaggio: nel 1982 l’allora 23enne inglese inforcò la sua Bmw R60, direzione ovest, e fece ritorno a casa due anni (e 56.000 km) più tardi, diventando la prima britannica ad aver fatto il giro del mondo in motocicletta. Esperienza indimenticabile ma soprattutto inimitabile: “Al giorno d’oggi non si può più fare un viaggio come il mio ‒ constata la Beard, che oggi è un architetto famoso ‒ c’è troppa tecnologia che limita il senso di avventura. Ecco, a chi volesse imbarcarsi in un’esperienza del genere direi di non pianificare troppo e non usare eccessivamente la tecnologia che renderebbe tutto molto noioso. A rendere unico il viaggio sono le cose inaspettate che ti accadono, come quando ci si perde. Fa tutto parte del gioco.

Perché, per trovare te stesso, prima devi perderti”. Ti voglio bene, Elspeth.

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